Appunti per sopravvivere al Coronavirus

Chris Silas Neal – flightlessboyds

“Più diventa tutto inutile
e più credi che sia vero
e il giorno della fine
non ti servirà l’inglese.”
(“Il re del mondo” – Franco Battiato)

Distanza
La distanza. Un fenomeno sconosciuto nella società delle masse. Ci rifletto mentre passeggio solitario, in tuta ginnica, lungo quel morbido lembo accostato alla riva sinistra del Po: l’incantevole Parco del Valentino di Torino. Anche in un’area così vasta – 421.000 m2, dice Wikipedia – devo ricercare anfratti solitari dove lasciar respirare i miei pensieri, evitando l’ansia da contagio.

La distanza, dicevo: questa sconosciuta. Siamo così abituati a stare appiccicati gli uni con gli altri in città, che adesso ci sentiamo soli a dover rispettare la distanza di appena un metro. Eppure, riflettiamoci, questa distanza obbligata forse non è il peggiore dei mali; forse, è l’opportunità per uscire fuori da quella annichilente prossimità, che è il frutto dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione di fine ‘800. Quel tempo in cui, come ricordava il filosofo spagnolo Ortega y Gasset, “la moltitudine, improvvisamente, s’è fatta visibile. Prima, se esisteva, passava inavvertita, occupava il fondo dello scenario sociale; adesso s’è avanzata nelle prime linee, è essa stessa il personaggio principale. Ormai non ci sono più protagonisti: c’è soltanto un coro”.

Ecco, il virus ci sta dando l’inedita opportunità di uscire dal coro per un periodo indefinito. Immagino già le città del futuro: di dimensioni inferiori, interconnesse tra loro, senza quella degradante subordinazione tra centro ed enormi, mortifere periferie. Piccole città, che vivano di luce propria e che garantiscano più spazio per stare soli: 10 m, 100 m, 1 km di distanza se necessario. Stare distanti. Ma solo per scegliere volontariamente chi abbracciare e tenere alla distanza minima di un bacio.

Essenzialità
Si fermano i settori produttivi e commerciali non essenziali. Niente ceretta dall’estetista. Niente corso di zumba in rumorose palestre. Niente centri commerciali dove trascorrere ansiogene domeniche con bimbi al seguito. Chiusi i ristoranti: fine di Masterchef! Niente viaggi Ryanair a basso costo, per affollarci in altre metropoli e poter fingere con gli amici di conoscere una nuova cultura. Restano le cose essenziali: i negozi di alimentari, le farmacie e poco altro…

L’essenza, dicevamo. Crolla la babele di nulla che abbiamo costruito per illuderci di essere felici mentre arricchiamo poche e spietate big companies. Ci troviamo con la nudità dell’esistenza, chiusi in casa. Di quante cose ha davvero bisogno un uomo? Più ci penso e più mi rendo conto che il modo in cui abbiamo vissuto finora non funziona più. Almeno per me, beninteso.

E allora basta affollare la mente e gli spazi di cose! Cerchiamo l’essenza per scoprirci ancora capaci di ascoltare il battito del nostro cuore, la linfa scorrere negli alberi, il suono misterioso delle stelle. Basta con i gruppi WhatsApp che riempiono il cellulare di notifiche, rubandoci tempo, riflessione ed energie per illuderci di non essere soli. Lo siamo, facciamocene una ragione. Ma non è affatto una tragedia: è meraviglioso! Siamo liberi di poter lasciare il telefono e prenderlo solo quando necessario, non a comando di notifica, per poter sentire la voce di qualcuno che abbiamo scelto e dirgli: “tutto passerà, diamo tempo al tempo, ma nel frattempo, volevo dirti che mi manchi…”.

Ho appeso un quadretto nel mio piccolissimo monolocale, che raffigura un uccellino in delicato stile giapponese con una frase di Lao Tzu che sussurra: “La più grande rivelazione è il silenzio”. Ascoltiamo i saggi del passato. Non lasciamoli morti nei quadretti d’arredo… Scegliamo chi sentire e chi invece tranquillamente lasciar andare, perché non apporta alcun contributo essenziale alla nostra esistenza.

Più cultura meno paura
Da insegnante seguo con piacere l’iniziativa della Rai, che sta supportando la didattica a distanza. Con il virus scopriamo che la tv pubblica può fare ciò che una tv pubblica dovrebbe fare: trasmettere prodotti di alta qualità (arte, letteratura, ottimi documentari etc.). Ma quando passerà l’emergenza si giocherà la vera partita della cultura. Continueremo a farci considerare come bambini da intrattenere con beceri reality in tutte le salse e banalità a gogo? Non possiamo perdere più tempo prezioso! La vita è breve e ci sono troppe cose fantastiche da conoscere, assaporare ed amare per far stancare gli occhi e la mente con inutili show. Evviva una tv pubblica di qualità!

Il tempo
Ci hanno detto che dobbiamo correre sempre perché altrimenti l’economia collassa. E, in effetti, è così nell’attuale sistema economico. Ne vedremo le conseguenze e saranno amare, molto probabilmente. Però anche qui si sente odore di imbroglio. Chiusi nelle nostre case, riscopriamo che il tempo può essere lento e, se siamo abbastanza saggi, impariamo anche a goderne. Nel Parco del Valentino, i fili d’erba e le piante non si affannano per vivere. A noi, invece, è stato insegnato il valore della “produttività”: bisogna correre sempre e comunque. Ma ora che ci fermiamo possiamo chiederci anche: dov’è che dobbiamo andare? Forse possiamo calmare il respiro, prenderci il tempo che ci siamo fatti rubare, dedicarlo ai nostri cari che vediamo sempre di fretta. Quant’è bello veder crescere un bimbo, giocare con lui, certo, perché si può giocare anche da grandi…

Il dogma capitalista
Il capitalismo è l’opposto dell’essenza. Il capitalismo è ingiusto. È accumulo di risorse da parte di pochi arroganti. L’ultimo rapporto Oxfam parla chiaro: “negli anni successivi alla crisi finanziaria il numero dei miliardari è raddoppiato e i loro patrimoni aumentano di 2,5 miliardi di dollari al giorno; (…) I costi umani di tale fenomeno sono enormi: scuole senza insegnanti, ospedali senza medicine. I servizi privati penalizzano i poveri e privilegiano le élite”.

Davvero non è possibile un modello economico a misura d’uomo e rispettoso dell’ambiente? Saremo sottoposti al capestro di vincoli di bilancio eterni o lo Stato potrà tornare a fare lo Stato e, quindi, investire in una sanità di qualità, in istruzione, in trasporti efficienti ed ecologici, in politiche a favore di tutta la collettività che, soltanto in emergenza, riscopriamo di essere?

Sono sicuro che presto supereremo l’emergenza e troveremo un vaccino per combattere questo pericoloso virus. Ma tutto il dolore che ha causato non sarà affatto inutile, se questa esperienza ci servirà per toglierci il velo dagli occhi e batterci – da adesso – per una società più umana.

(Pietro Brancaccio)

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