The Tempest

Deprivazione economica. Crisi del pensiero connessa alla vera emergenza, quella educativa. Indebolimento di tutti i legami sociali, in particolare quelli che collegano gli individui alla collettività. Spazi collettivi privatizzati. Lo spazio pubblico ha subito un processo di violenta erosione: quel luogo aperto a tutti, in cui si sviluppavano relazioni sociali tra cittadini formalmente uguali, è stato abolito; completamente scaraventato dalle finestre di un immaginario impoverito. Il senso di appartenenza alla comunità si affievolisce. Vengono così a mancare le occasioni di interazioni significative, che sono fondamentali al riconoscimento delle identità individuali e collettive.

Debellare un vizio economico non significa necessariamente riconfigurare dei benefici sociali; non è un processo automatico, come quel pensiero unico vuol farci credere. Il presupposto che vede il rilancio economico come unica risposta sensata al beneficio dell’interesse generale è falso. Tutto questo provoca solo iniquità, assenza di giustizia sociale, separazioni e segregazioni in atto – auto-costituite e/o imposte – tra privilegi assurdi in cui si concentra praticamente tutta la ricchezza mondiale, e discariche umane di individui lacerati da una precarietà assoluta, che ha come unica colpa l’esistenza…

Questa non è finzione, è la realtà. È la visione attualizzata di un mondo marcio. Un mondo guastato da poteri irraggiungibili, che hanno permesso l’accelerazione di una spirale di progressivo degrado umano, con cui, lo vogliamo o no, ci ritroviamo a vivere, e a sopravvivere.

È necessario risanare le menti, cambiare i linguaggi. Un vocabolario nuovo permetterebbe nuove ossigenazioni, attribuendo così più importanza alle relazioni sociali e ai processi di inclusione ad esse annesse; valorizzerebbe la lungimiranza dell’equità e dell’uguaglianza nelle opportunità, che renderebbero a loro volta gli individui maggiormente aperti alle diversità, e a tutte quelle lacerazioni salvifiche che interesserebbero un “Io” costantemente preda delle sue ossessive manie di autocompiacimento.

Questo nuovo linguaggio darebbe nuovo smalto agli individui, ridonando loro la veste perdura di cittadini, ormai receduti al rango di meri consumatori svuotati, e privi di qualunque orizzonte di senso. Questi cittadini sarebbero dunque più consapevoli, più attivi, più responsabili e partecipativi nelle scelte collettive, perché in fondo sono solo queste – nel lungo raggio – le vere leve trainanti di un sviluppo più equo e sostenibile. Viceversa il breve raggio, la velocità, il profitto e il risultato immediato di decisioni esclusive non sono altro che illusioni di segno negativo, deleterie, ad appannaggio di quei pochi, quelli irraggiungibili.

Francesco Paolo Cazzorla ( Zu Fra )

Editing grafico a cura di Edna Arauz

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